A casa sua c'era un piano, un vecchio piano verticale nero, come quello che mi sono comprato l'altr'anno e mi chiedevo il vero motivo dell'acquisto, perché io non so suonare e non mi serve. Forse lo presi perché mi ricordava il suo, quello che suonava la Liliana cantando l'opera. E che mi fece incontrare la musica tratta dallo strumento, suonata dalle dita, percorsa dalla voce vera. Eseguita dalla carnalità di una donna che tanto donna non era, forse era solo un vestito. Un vestito vuoto e svolazzante. Ma il mistero di quella voce per me innaturale e potente, quelle romanze sconosciute era piacevolmente inquietante. Ne ero affascinato. Di notte mi capitava di sognare immensi saloni vuoti dai pavimenti in legno con al centro un pianoforte a coda nero da cui si sprigionava musica e dal quale uscivano tentacoli, lunghi tentacoli di piovra che minacciavano di prendermi, avvolgendomi tra le spire. Se questi incubi mi spaventassero o mi facessero compagnia non saprei. Come sai, oggi considero di portarli in dote. Oggi ho un pianoforte mio, che certe notti suona da solo. E mi basta un grazie a Liliana. Anche per questo oggi amo la musica dei versi di Alda dei Navigli. Perché la follia è una possente manifestazione di Dio.

Carta da gioco del Monopoli
Vespasiano di Vicolo Pasquirolo  
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