Ogni giorno Tibberio andava a pesca a modo suo, nel mare di bagagli a Fiumicino. Tibberio arrubbava, frugando le Samsonite e fregando telecamere, pochette firmate, computer, macchine fotografiche digitali, palmari, telefonini, maglioncini di cachemire, cravatte di Marinella, orologi e quant'altro. Ogni giorno navigava nella corrente aeroportuale, cavalcava l’onda delle valigie in fila sul nastro trasportatore e attento sceglieva, pescando rapidissimo in quelle che presumibilmente contenevano i suoi pesciolini ideali.

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